中国西部 – Cina Occidentale

Quando un italiano medio, che non debba fare i conti con la Cina per lavoro o che non sia un appassionato di estremo oriente, pensa alle città principali della “Terra di Mezzo”, normalmente inserisce nella propria lista Pechino, Shanghai e Hong Kong. Alla quale può aggiungere, forse, Guangzhou, Tianjin e Xi’An. La Cina tuttavia è molto, molto di più. L’obiettivo di una serie di nuovi articoli sarà raccontare una diversa parte della Cina, quella chiamata in cinese “Xibu”. Come? Sul campo, nelle viscere della Cina più profonda.
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Molto spesso ci si dimentica di una parte importantissima della Cina, quella occidentale. Qui, negli ultimi anni, lo sviluppo, la crescita economica, le lotte intestine al Partito Comunista, si sono dispiegati in tutte la loro violenza e potenza. Basti pensare al caso di Bo Xilai, ex Segretario del PCC di Chongqing, “tigre” finita in carcere, ma anche ai recenti sviluppi politici in vista del Diciannovesimo Congresso. Si pensi al “Terzo fronte maoista“, ma anche alla splendida cultura del Sichuan, e al cibo infuocato di quella zona. Si tende ad associare Deng Xiaoping, il leader che ha fondato la “nuova Cina”, alla città di Shenzhen, o alla capitale Pechino, ma non tutti sanno che la sua terra d’origine fu Guang’An, prefettura della parte orientale del Sichuan. Può anche essere utile ricordare il terremoto terribile del 2008, che ebbe il suo epicentro nella Contea di Wenchuan e che rafforzò la figura del Premier Wen Jiabao per la sua umanità mostrata nei luoghi del disastro, nell’anno delle Olimpiadi. La storia del Paese non può fare a meno della Cina Occidentale.

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Anche il presente e il futuro della Cina dipendono da questa zona. Dal punto di vista economico, Chengdu e Chongqing, hanno attirato miliardi di investimenti nazionali e stranieri, e si candidano ad essere la nuove locomotive della crescita nazionale. Dalle due città partono treni merci che raggiungono l’Europa, sono presenti aeroporti internazionali, ma anche tratte di treni veloci che collegano la costa est del Paese. A sud, possono diventare punti di riferimento per il commercio con il Sud-Est asiatico. La Cina occidentale è quindi una componente indispensabile per capire il Paese. Questo nuovo spazio virtuale intende aprire una finestra sull’estremo occidente cinese. 

Da circa due anni sogno ogni giorno di poter tornare nella Repubblica Popolare. Lo sanno benissimo le persone che ho in modi diversi “tormentato”, coloro che mi sono state vicino, anche nei momenti difficili, e gli amici che mi hanno aiutato a rendere il sogno realtà. L’idea di ripercorrere le strade dell’Asia, di parlare sul posto la lingua più affascinante del mondo e di avvicinarmi ancora di più alla cultura della Cina, mi ha permesso, di fatto, di portare a compimento il mio percorso universitario, terminare gli esami, scrivere la tesi sugli investimenti cinesi in Europa e poi, dopo pochi mesi, di trovare lavoro. La Cina mi ha dato la carica, a distanza, per continuare a sognarla, e ora è arrivato il momento di raggiungerla, di ricongiungermi ad essa. Ma come?

Dall’inizio di settembre, grazie a una borsa di studio Hanban (ufficio per la promozione e insegnamento della lingua cinese affiliato al Ministero dell’Educazione della RPC), sono tornato nella Terra di Mezzo. Non lo l’ho fatto recandomi nelle città più inflazionate, conosciute, amate, odiate. Sono a CHONGQING, centro pulsante della Cina Occidentale. Una megalopoli chiamata anche “Città della montagna“, essendo costruita sulle pendici delle colline. Un luogo carico di energia, una metropoli brulicante, il cui clima è caratterizzato da estate asfissianti (la città è una della famose “Quattro fornaci” della Cina, 四个火炉 sìge huǒlú, o Città Fornaci 火炉 城市 huǒlú chéngshì), e che è capace di emanare il fascino di una città che cresce a ritmi vertiginosi, in cui il presente è solo una distrazione rispetto ai sogni futuri.

Non resta quindi che tornare a sognare, munirsi di pc, macchina fotografica, smartphone, passione, per coinvolgervi nel progetto “中国西部 – Cina Occidentale” e raccontare quindi, dal suo centro. Portando i “boots on the ground” e riassaporando l’aria, lo spirito, la magia della terra cinese.

Marco Bonaglia

Cina Urbana – Cinque nuovi cluster interregionali per lo sviluppo cinese

La crescita della Repubblica Popolare Cinese è spesso programmata con estrema cura, attraverso numerosi Piani nazionali e “white paper” che sono diffusi con costanza dalle massime autorità. Un ruolo chiave è giocato dai “Cluster urbani”, che sommano al proprio interno numerose città e aree metropolitane, dove si costruisce ogni giorno un pezzo della “nuova Cina” e dove vive la nuova classe media cinese, sui cui punta in modo deciso l’ultimo Piano Quinquennale e che riveste un ruolo centrale per la crescita dei consumi interni nei tempi del “New Normal” del Premier Li Keqiang.
CINQUE NUOVI CLUSTER– Come sostenuto da China Daily lo scorso 12 luglio, la “Commissione Nazionale per lo sviluppo e le riforme della Repubblica Popolare Cinese” ha comunicato che entro la fine del 2017 porterà a compimento cinque piani di sviluppo di cinque cluster urbani interregionali, che potranno darà una spinta decisiva alla crescita regionale e contribuire a rendere l’economia cinese più bilanciata.

I cinque piani sono relativi a questi agglomerati di città:

Il cluster di Lanzhou-Xining

il cluster di Hohhot-Baotou- Erdos- Yulin

il cluster della pianura di Guanzhong

la zona economica a Ovest dello Stretto di Taiwan

la zona della “Greater Bay” comprendente il Guangdong, Hong Kong e Macao

I 19 CLUSTER URBANI DELLA CINA– Entro il 2020, come affermato da Shen Chi, vice direttore dello “NDRC China Center for Urban Development” la Cina finirà di programmare lo sviluppo di 19 cluster urbani. Negli ultimi due anni, contando i cinque già citati, saranno ben 11 i piani portati a compimento.

Secondo i dati del “Frontier Strategy Group“, contenuti in un recente report sull’urbanizzazione cinese, i 19 cluster urbani possono essere suddivisi in tre gruppi: il primo è quello dei “Super Clusters“, le cui economie sommate producono circa il 50% del PIL della RPC, i “Cluster emergenti“, che producono il 21% del PIL, e i “Cluster di confine“, o di “frontiera”, che insieme producono soltanto l’8% del PIL. All’interno degli stessi cluster, sono le città che rappresentano i volani della crescita. Esse sono divise in “Città hub” (centri politici ed economici), “Big Shots” (mercati chiave per la loro grandezza) e “New Stars” (i motori futuri dello sviluppo).

Il sito fa poi un confronto tra lo stato dei cluster nel 2013 e una previsione di come saranno nel 2020, considerando il loro PIL reale. Il Cluster del Delta dello Yangtze (di cui avevamo già scritto in precedenza in due articoli) continuerà a dominare gli altri cluster in termini di percentuale del PIL cinese, arrivando a contare per il 19,1% del totale. Per quanto riguarda i cluster che faranno registrare i numeri migliori, secondo le stime del sito, il cluster di Chengdu-Chongqing si posizionerà di poco al di sotto dei primi cinque cluster, continuando a guidare la classifica dei cluster emergenti, mentre il cluster di Urumqi(nello Xinjiang, luogo di grande importanza politica per il Partito Comunista Cinese e centro nevralgico per i nuovi piani della Belt & Road Initiative) farà registrare una crescita del 76,7%, Il cluster della “Zona economica a Ovest dello Stretto di Taiwan“, infine, aumenterà il proprio peso economico del 72,4%, piazzandosi al secondo posto per percentuale di crescita.

Articolo pubblicato su “Vivereliquido.it” il 30 luglio 2017

Cina Urbana- L’evoluzione delle città cinesi di seconda e terza fascia

Il cambiamento che si sta verificando nel sistema internazionale, con la crescita imperiosa (ma anche molto pragmatica e gradualmente inferiore al passato) cinese, l’attesa della creazione di un nuovo assetto mediorientale, l’incognita Africa e la crescita di tanti altri Stati di seconda o terza fascia, si sovrappone ai cambiamenti che stanno avvenendo a livello regionale. Un esempio a noi chiaro è quello della crescita dell’influenza tedesca nel contesto dell’Unione Europea, o, ancora, il ruolo crescente giocato dall’Iran dopo l’accordo sul nucleare in Medio Oriente, o dell’India e dall’ASEAN nel contesto regionale asiatico. A un livello ancora più basso, quello degli Stati Nazione, i cambiamenti sono ugualmente significativi.

Quello che sta avvenendo nella Repubblica Popolare Cinese è un caso paradigmatico. Nel Tredicesimo Piano Quinquennale presentato due mesi fa da Xi Jinping e Li Keqiang, come già anticipato in un articolo pubblicato dal South China Morning Post, le future linee guida dello sviluppo cinese saranno caratterizzate da grandi progetti, con al centro “zone economiche” o “cinture economiche”, e con le mega-città che giocheranno un ruolo chiave nell’implementazione delle politiche governative. Quattro sono i progetti principali che Xi o Li intendono consolidare nei prossimi cinque anni: la nuova area economica e amministrativa di “Jing-Jin-Ji”, la “Cintura economica della Via della Seta terrestre”, la “Via della seta marittima del ventunesimo secolo” (riassunte entrambe nell concetto di “One Belt, One Road”) e il rafforzamento della “cintura economica del fiume Yangtze” (o Chang Jiang in cinese). Oltre alle zone economiche di sviluppo e ai progetti cross-continentali, le nuove mega-città (che un recente rapporto stima siano 15 in tutta la Cina) saranno al centro della crescita cinese dei prossimi anni, anni di “Nuova normalità”, come affermato dal Primo Ministro Li Keqiang. Caratterizzati non più uno sviluppo quasi anarchico e squilibrato quindi, scevro di ingenti interventi pubblici, ma caratterizzato da tassi di crescita inferiori, intorno al 6,5% annui, e guidati dal fenomeno dell’urbanizzazione.

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Il Premier cinese Li Keqiang- Credits Chatham Hous Flicrk Account

Secondo Pascal Mittermaier, di Lifegate, entro il 2030 un miliardo di cinesi vivrà nelle città, realizzando negli anni la più grande migrazione della storia umana. Ma l’elemento più interessante nel contesto è che lo sviluppo avverrà non solo a livello delle città più conosciute a noi occidentali, le cosiddetti città di prima fascia (Beijing, Shanghai, Tianjin, Guangzhou), ma soprattutto sarà trainato da quelle di seconda e terza fascia, che sempre più rapidamente stanno accogliendo nel proprio territorio i migranti interni dalle campagne. Secondo Riley Gardner, la lista di città della seconda fascia comprende Changsha, Dalian, Fuzhou, Guiyang, Hangzhou, Harbin, Qingdao, Nanjing e molte altre, che stanno avvicinandosi a diventare nuove mega-città, mentre quelle di terza fascia comprendono, tra le tante, Beihai, Foshan, Chanzhou, Nantong, tutte città con numero di abitanti inferiore ma in costante crescita. Le città di seconda e terza fascia sono anche quelle in cui è più conveniente agli imprenditori stranieri e italiani investire e fare affari, perché la classe media aumenta e si aprono nuove opportunità di business. Basti pensare che secondo un’analisi di China Internet Watch, la crescita del 2015 delle città di seconda e terza fascia è stata sempre superiore alla media nazionale. L’anno scorso in particolare il PIL cinese è aumentato del 6,9%, il dato più basso degli ultimi venticinque anni. Città come Nanjing, Qingdao, Foshan, hanno invece superato l’8- 9% di crescita, mentre la città che ha fatto registrate la crescita più alta, tra le prime trenta della Cina, è stata Chongqing, attestandosi all’11%.

Il cambiamento quindi cinese avviene anche a livello interno, gestito dal Partito Comunista Cinese che punta a rimanere in controllo dello sviluppo del Paese grazie alla crescita stessa. Sarà interessante vedere se nei prossimi anni il Tredicesimo Piano Quinquennale sarà realizzato o se invece i numeri che Xi e Li hanno dichiarato a Marzo durante le “Due sessioni” saranno inferiori alle aspettative.

Articolo scritto per “Vivereliquido.it” e pubblicato il 20 maggio 2016