Chongqing: città di montagne, fiumi e risposte. Utili a capire la Cina

Quando tornavo a Chongqing, magari al termine di un weekend passato sulle montagne circostanti o in una città cinese poco distante, mi chiedevo in continuazione: ma chi me lo ha fatto fare di partire, attraversare l’Europa, parte della Russia e dell’Asia centrale, per arrivare qui, dove il tempo è terribile, regna il caos per le strade e il rumore della gente e delle macchine a volte è assordante? Poco più tardi, tuttavia, immerso fino al collo nel ritmo di quella città occidentale, tra clacson e sputi, umidità e spifferi, trovavo la risposta. La risposta che era formata dalle stesse parole del quesito stesso, senza il punto interrogativo. In definitiva, l tempo terribile, il caos, il baccano della gente e le urla dei tassisti.

Ero a Chongqing proprio per quello di cui dubitavo. Per le montagne, i due fiumi, per il calore delle persone, il caos, il rumore, lo sviluppo. Elementi atmosferici e culturali che in breve entrano a far parte della vita di ogni giorno, quasi fossero compagni di strada, e la rendono dura, a volte impossibile, ma unica.

In questo senso, si parte per andare in Cina e allontanarsi dalla tranquillità delle nostre strade, dai numeri limitati, e per abbracciare un paese immenso, le sue contraddizioni, le sue diversità. Si parte anche senza un senso. Si parte per speranza, irrazionalità, sogno. Si rimane per le motivazioni opposte, o si lascia Chongqing per riabbracciare le poche certezze italiche. Chongqing è la risposta. E forse, una volta lì, si capisce che ne vale la pena.

Dopo i dubbi iniziali bisogna buttarsi capo e collo nelle viscere della Cina più profonda, vivere le sue laceranti differenze, ben consapevoli di essere osservatori privilegiati, con la possibilità di comprare un biglietto aereo che ci riporti a casa, da mammà. E’ necessario prepararsi, o non farlo per vivere uno shock ancora più intenso. Chongqing lascia cicatrici, crepe nelle nostre certezze. Fornisce un punto di vista opposto, con lo sguardo che si apre verso l’Africa, l’Asia del Sud e il Sud Est asiatico, lasciando indietro l’Occidente benestante e impaurito, incerto sul proprio futuro. Parafrasando quello che scrisse Maria Weber alcuni anni fa, “Chongqing non è per tutti”.

Chongqing è una megalopoli della Cina sud occidentale, lontano da Pechino, Shanghai ed Hong Kong migliaia di chilometri. Nell’ultimo decennio ha vissuto uno sviluppo economico senza precedenti, grazie al supporto statale, a figure controverse come quella di Bo Xilai e Sun Zhengcai, investimenti stranieri, nuove infrastrutture, e la forza e operosità della propria gente. Persone semplici, che quando si guardano indietro, e ripercorrono mentalmente la strada dello sviluppo, con orgoglio raccontano di come l’edificio più alto di tutta la città potesse essere quello che oggi è considerato solo un simbolo.

A Chongqing è presente il Consolato italiano, dove lo scorso anno si è recato in visita il Presidente Mattarella, guidato con tenacia, sapienza e professionalità dal Console Maffettone prima e dal Console Nicosia ora. Hanno i “boots on the ground” diverse altre istituzioni italiane, oltre a manager di importanti aziende. Nonostante gli sforzi e i risultati dei “sistema Italia” però, Chongqing è ancora una città da capire, affrontare, con cui misurarsi, per non esserne scottati.

Mentre si attraversano i suoi ponti sul fiume Yangtze una seconda domanda sorge spontanea. Si pensa ai palazzi scintillanti nella notte sud occidentale, ai giochi di luce dei grattacieli, e ci si chiede se tutto quello che si ha di fronte agli occhi, comprese le costruzioni sparse ovunque, i cantieri, gli scheletri umidi e sporchi di ciò che sarà sostituito da lastre di metallo e vetro brillante, un giorno subirà uno stop improvviso. Se si pensa più in grande, alla Cina, dopo decenni di crescita senza precedenti arriverà a un momento di crisi?

Video del Console Filippo Nicosia per i “Cina al Centro Talks”

L’unica risposta, anche in questo caso, è guardare alle caratteristiche della città. La passione che accende gli occhi e le menti dei suoi abitanti, suggerisce di lasciar perdere per un attimo grafici, tabelle, numeri e valute. Sono occhi che brillano di vivacità, rivolti al futuro, e non hanno decisamente voglia di pensare a una crisi. Tutto quello che si trovano davanti lo hanno conquistato, con tenacia, sofferenza e sacrifici. E’ il loro momento, come non capirli. La voglia di vita di Chongqing, un singolo tassello di una storia millenaria, sprona a credere nel futuro. Senza paura.

Scritto per il quotidiano online “Affaritaliani.it” e pubblicato il 9 aprile 2018