Cina Urbana: La Greater Bay Area Initiative e Hong Kong- Prove di integrazione

Con grande piacere ho avuto modo di partecipare all’evento del 28 maggio  2018 scorso a Lugano, dal titolo “Opportunities for Switzerland with the New Silk Road. The role of Hong Kong”, organizzato da Easternational Connecting, HKTDC, Ship2Shore e FinLantern.

Il tema centrale del convegno riguardava il ruolo di Hong Kong, città globale asiatica e cinese, nel contesto più ampio della Belt and Road Initiative, la faraonica strategia geopolitica e geoeconomica lanciata dal Presidente Xi Jinping nel 2013 che offre, mese dopo mese, prospettive inedite e opportunità crescenti per l’Unione Europea, l’Italia e le aziende del nostro Paese.

La forza economica e l’importanza politica di Hong Kong sono note ormai da diversi decenni, rappresentando la città un punto di riferimento per il business e gli investitori In Asia e nel mondo. Al convegno di Lugano ho voluto invece approfondire un altro aspetto: il mio intervento si è concentrato sul piano cinese che intende inglobare la SAR (Special Administrative Region, come è indicata nel lessico amministrativo) nella regione del Delta del Fiume delle Perle, rendendola sempre più integrata con la Provincia del Guangdong e le sue città principali, Guangzhou e Shenzhen in testa. L’obiettivo del progetto è creare un’unica megacittà, punto di riferimento per l’innovazione, i servizi e la manifattura non solo in Asia, ma nel mondo intero. A Lugano ho cercato quindi di fornire una diversa prospettiva allo sviluppo di Hong Kong, e di valutare le opportunità ma anche i rischi che la crescita delle città adiacenti rappresenta per la Città globale asiatica.

La Greater Bay Area Initiative

Credits Anton Strogonoff Flickr Account

Il mega-piano che intende rendere interconnesse le due Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao con 9 città della provincia cinese del Guangdong, la cosiddetta “Greater Bar Area Initiative”, ha una lunga storia di progettazione e accordi alle spalle, e pone le sue basi in particolare sulla cooperazione economica tra HK e Provincia del Guangdong. Entrambi gli attori hanno giocato un ruolo chiave per lo sviluppo economico asiatico. E’ nel Guangdong che furono istituite le prime zone economiche speciali cinesi, mentre Hong Kong, colonia britannica fino al 1997, per tanti anni ha rappresentato un punto di approdo in Asia e di ingresso strategico alla Repubblica Popolare Cinese.

Nel 2009 la National Development and Reform Commission emanò l’ “Outline Plan” dedicato al Delta del Fiume delle Perle, elevando così lo sviluppo della regione a progetto di livello strategico, specificando che la cooperazione tra Hong Kong e il Guangdong fosse di interesse nazionale.

I responsabili dei due enti firmarono poi il 7 aprile 2010 il “Framework Agreement”, che si pose come obiettivo quello di mettere in pratica le indicazioni contenute nel precedente documento. L’anno successivo nel documento preparato congiuntamente dai funzionari delle città di Hong Kong, Macao, Shenzhen, Dongguan, Guangzhou, Zhuhai e Zhongshan fu introdotto il concetto di “Greater Bay Area”.

L’idea di un cluster urbano nella Cina meridionale fu riaffermato nel testo del 13esimo Piano Quinquennale della RPC (dedicato agli anni dal 2016 al 2020), e sostenuta dal Premier Li Keqiang anche in occasione del rapporto annuale del Governo cinese nel marzo 2017.

Nel luglio dello stesso anno si giunse alla firma del “Framework agreement on deepening Guangdong-Hong Kong- Macau Cooperation in the Development of the Greater Bay Area”, da parte dei più importanti responsabili di policy-making cinesi, la National Development and Reform Commission e i rappresentanti dei governi del Guangdong, Hong Kong e Macao.

Recentemente infine, He Lifeng, Presidente della National Development and Reform Commission, ha affermato che il Piano di sviluppo per la Greater Bay sarà completato a breve.

La Greater Bay Area- I dati economici centrali

Credits xiquinhosilva Flicrk Account

La GBA comprende nove città e due regioni amministrative speciali, facenti parte della regione del Delta del Fiume delle Perle. Secondo i dati di KPMG, le undici realtà urbane hanno una popolazione di 67 milioni di persone, molto superiore a quella dell’Area metropolitana di Tokyo (che rappresenta il più grande city cluster al mondo e che ha una popolazione di 44 milioni di abitanti). Esse dispongono di un PIL complessivo di 1,34 trilioni di dollari americani, ancora inferiore tuttavia rispetto alla “Greater New York” e alla “Greater Tokyo” (le realtà che a livello globale i suoi sostenitori intendono rivaleggiare), ma in forte crescita.

Tra le 11 quella di Hong Kong rimane la più grande economia dell’area, anche se nei prossimi anni potrà essere superata da quelle di Guangzhou e di Shenzhen. Il PIL della SAR,  secondo i dati del 2016, è infatti di 319 miliardi di dollari, mentre quello delle altre due città è di poco inferiore: Guangzhou si attesta a 285 miliardi, mentre Shenzhen raggiunge i  283 miliardi. Secondo i dati di Dezan Shira & Associates, inoltre, il PIL della GBA dovrebbe raggiungere, nel 2030, i 4,6 trilioni di dollari (3,6 trilioni invece per il report di Colliers International), superando quindi le altre “bay areas” di Tokyo, New York e San Francisco e rendendola la più importante al mondo.

Come sottolineato da PWC, la GBA può contare su tre “core cities” per creare un city cluster integrato e di grande livello. La forza economica di Hong Kong, Guangzhou e Shenzhen può trascinare lo sviluppo delle altre 8 realtà, creando una “spina dorsale economica” unica per varietà e complessità nel panorama internazionale.

Le tre megalopoli offrono infatti un’ampia serie di servizi e competenze: esse spaziano dall’alta tecnologia e innovazione di Shenzhen (la “Silicon Valley” cinese, dove hanno sede aziende del calibro di Tencent, DJI, Huawei e ZTE), la capacità manifatturiera di Guangzhou, e la qualità dei servizi finanziari e professionali di Hong Kong, città globale asiatica, ponte di collegamento tra Cina, Sud Est Asiatico e Asia-Pacifico.

E’ interessante notare anche come le 11 città della GBA si possano dividere in tre gruppi in base alla loro grandezza economica. Dopo il gruppo di testa, formato da Hong Kong, Guangzhou e Shenzhen, troviamo Foshan e Dongguan, il cui PIL si attesta tra i 650 miliardi e gli 850 miliardi di RMB, come segnalato da PWC, mentre le altre sei città fanno parte del terzo gruppo, con un PIL tra i 970 e i 670 miliardi di RMB.

La Greater Bay Area: i progetti infrastrutturali di integrazione

Il Governo cinese ha negli anni realizzato ingenti investimenti nelle infrastrutture della “bay area”, con l’obiettivo di facilitare l’integrazione tra le diverse economie della GBA, rendendo gli spostamenti più facili e veloci, e cercando al contempo di collegare i nuovi poli di sviluppo interno alle tre principali città.

I progetti chiave sono quello del ponte che collega Hong Kong, Macao e Zhuhai, per il quale Pechino ha stanziato 16 miliardi di dollari e che dovrebbe essere aperto nel luglio 2018, il Guangzhou-Shenzhen-Hong Kong Express Rail Link, rete ferroviaria veloce da inaugurare nel terzo trimestre di quest’anno e capace connettere via treno le tre città, diminuendo in modo drastico i tempi di percorrenza, e infine il progetto denominato “Shenzhen-Zhongshan corridor”, che consta di un ponte formato da otto corsie capace potenzialmente di ridurre la durata del tragitto tra le due città di 30 minuti (da completare entro il 2024).

La GBA e la sfida a Hong Kong

Credits David Baron Flickr Account

La Greater Bay Area initiative rappresenta una sfida per la Città globale asiatica: da una parte essa deve riuscire a integrarsi nel progetto governativo differenziandosi rispetto alle altre città, rafforzando le proprie eccellenze e i vantaggi comparati conquistati nei decenni precedenti, mentre dall’altra può candidarsi a terminale della GBA nel contesto più ampio della Belt and Road Initiative, oltre che un luogo di collegamento strategico tra la Cina e il Sud Est Asiatico.

Secondo un recente report realizzato dalla University of Science and Technology’s Institute of Public Policy e ripreso dal South China Morning Post, si afferma che la città di Hong Kong deve innovare e aumentare i propri investimenti nell’alta tecnologia. L’alternativa è delineata in modo diretto: secondo i ricercatori Hong Kong corre il rischio di essere messa in disparte dalla crescita delle altre città della GBA, Guangzhou e Shenzhen in testa.

La sfida è stata lanciata, starà a Hong Kong decidere come cogliere le opportunità della GBA e della Belt and Road Initiative, senza perdere la propria posizione di prestigio e rilevanza. Negli ultimi anni un segnale incoraggiante in questo senso è stato dato dalle autorità di HK con i numerosi report e iniziative dedicati al tema della “smart city”.

L’intraprendenza e inventiva dei suoi abitanti, la qualità dei servizi forniti, e la posizione strategica dell’isola, sapranno ancora fare la differenza?

Articolo pubblicato per Easternational Connecting e visualizzabile al link – http://www.easternational.it/pubblicazioni_dettagli.php?id=1316

Chongqing: città di montagne, fiumi e risposte. Utili a capire la Cina

Quando tornavo a Chongqing, magari al termine di un weekend passato sulle montagne circostanti o in una città cinese poco distante, mi chiedevo in continuazione: ma chi me lo ha fatto fare di partire, attraversare l’Europa, parte della Russia e dell’Asia centrale, per arrivare qui, dove il tempo è terribile, regna il caos per le strade e il rumore della gente e delle macchine a volte è assordante? Poco più tardi, tuttavia, immerso fino al collo nel ritmo di quella città occidentale, tra clacson e sputi, umidità e spifferi, trovavo la risposta. La risposta che era formata dalle stesse parole del quesito stesso, senza il punto interrogativo. In definitiva, l tempo terribile, il caos, il baccano della gente e le urla dei tassisti.

Ero a Chongqing proprio per quello di cui dubitavo. Per le montagne, i due fiumi, per il calore delle persone, il caos, il rumore, lo sviluppo. Elementi atmosferici e culturali che in breve entrano a far parte della vita di ogni giorno, quasi fossero compagni di strada, e la rendono dura, a volte impossibile, ma unica.

In questo senso, si parte per andare in Cina e allontanarsi dalla tranquillità delle nostre strade, dai numeri limitati, e per abbracciare un paese immenso, le sue contraddizioni, le sue diversità. Si parte anche senza un senso. Si parte per speranza, irrazionalità, sogno. Si rimane per le motivazioni opposte, o si lascia Chongqing per riabbracciare le poche certezze italiche. Chongqing è la risposta. E forse, una volta lì, si capisce che ne vale la pena.

Dopo i dubbi iniziali bisogna buttarsi capo e collo nelle viscere della Cina più profonda, vivere le sue laceranti differenze, ben consapevoli di essere osservatori privilegiati, con la possibilità di comprare un biglietto aereo che ci riporti a casa, da mammà. E’ necessario prepararsi, o non farlo per vivere uno shock ancora più intenso. Chongqing lascia cicatrici, crepe nelle nostre certezze. Fornisce un punto di vista opposto, con lo sguardo che si apre verso l’Africa, l’Asia del Sud e il Sud Est asiatico, lasciando indietro l’Occidente benestante e impaurito, incerto sul proprio futuro. Parafrasando quello che scrisse Maria Weber alcuni anni fa, “Chongqing non è per tutti”.

Chongqing è una megalopoli della Cina sud occidentale, lontano da Pechino, Shanghai ed Hong Kong migliaia di chilometri. Nell’ultimo decennio ha vissuto uno sviluppo economico senza precedenti, grazie al supporto statale, a figure controverse come quella di Bo Xilai e Sun Zhengcai, investimenti stranieri, nuove infrastrutture, e la forza e operosità della propria gente. Persone semplici, che quando si guardano indietro, e ripercorrono mentalmente la strada dello sviluppo, con orgoglio raccontano di come l’edificio più alto di tutta la città potesse essere quello che oggi è considerato solo un simbolo.

A Chongqing è presente il Consolato italiano, dove lo scorso anno si è recato in visita il Presidente Mattarella, guidato con tenacia, sapienza e professionalità dal Console Maffettone prima e dal Console Nicosia ora. Hanno i “boots on the ground” diverse altre istituzioni italiane, oltre a manager di importanti aziende. Nonostante gli sforzi e i risultati dei “sistema Italia” però, Chongqing è ancora una città da capire, affrontare, con cui misurarsi, per non esserne scottati.

Mentre si attraversano i suoi ponti sul fiume Yangtze una seconda domanda sorge spontanea. Si pensa ai palazzi scintillanti nella notte sud occidentale, ai giochi di luce dei grattacieli, e ci si chiede se tutto quello che si ha di fronte agli occhi, comprese le costruzioni sparse ovunque, i cantieri, gli scheletri umidi e sporchi di ciò che sarà sostituito da lastre di metallo e vetro brillante, un giorno subirà uno stop improvviso. Se si pensa più in grande, alla Cina, dopo decenni di crescita senza precedenti arriverà a un momento di crisi?

Video del Console Filippo Nicosia per i “Cina al Centro Talks”

L’unica risposta, anche in questo caso, è guardare alle caratteristiche della città. La passione che accende gli occhi e le menti dei suoi abitanti, suggerisce di lasciar perdere per un attimo grafici, tabelle, numeri e valute. Sono occhi che brillano di vivacità, rivolti al futuro, e non hanno decisamente voglia di pensare a una crisi. Tutto quello che si trovano davanti lo hanno conquistato, con tenacia, sofferenza e sacrifici. E’ il loro momento, come non capirli. La voglia di vita di Chongqing, un singolo tassello di una storia millenaria, sprona a credere nel futuro. Senza paura.

Scritto per il quotidiano online “Affaritaliani.it” e pubblicato il 9 aprile 2018